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L’Aurora amara di Torino

7 Febbraio, il quartiere di Aurora, a pochi passi dal centro di Torino, si sveglia in un tripudio di sirene e lampeggianti blu. È iniziato lo sgombero dell’Asilo, storico centro anarchico presente nel quartiere da oltre 20 anni. Immediatamente 5 occupanti salgono sul tetto, per scenderne solo 30 ore dopo, mentre decine di persone cercano di raggiungere l’Asilo per protestare contro lo sgombero e la militarizzazione dell’area. Alcuni manifestanti sono costretti in un angolo di una piazza adiacente per ore, circondati da decine di poliziotti in tenuta anti-sommossa; vengono istituiti veri e propri checkpoint dove le forze dell’ordine controllano i documenti di chiunque li attraversi ed alcune strade vengono chiuse da reti e barricate. Continua a leggere

I cronisti scalzi

Se un boss della Camorra se la prende con un giornalista, il motivo semplice, più evidente, è che questo giornalista è stato l’unico a fare il giornalista, a occuparsi per esempio della Terra dei fuochi. Se accanto a Sandro Ruotolo ci fossero stati tanti altri cronisti, il rischio si sarebbe depotenziato. Quando tanti giornalisti dicono ‘ma chi me lo fa fare, tengo famiglia’, questa è una limitazione per la libertà di informazione.

Quando nel maggio del 2015 fu messo sotto scorta, Sandro Ruotolo, giornalista italiano da ormai più di quarant’anni, rispose così in un’intervista a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto ora del suo lavoro, cosa sarebbe cambiato, come avrebbe vissuto. Per le sue inchieste sui rifiuti tossici in Campania aveva, infatti, ricevuto delle minacce dal boss dei Casalesi Michele Zagaria, al 41-bis dal 2010, che parlando con le donne della sua famiglia durante i colloqui nel carcere le aveva tacciate di essere ormai infangate per colpa del giornalista.
Solo pochi giorni fa, però, il Viminale, cioè il Ministero dell’Interno, cioè Matteo Salvini, ha deciso di revocare la scorta a Ruotolo, senza specificarne i motivi e facendo passare l’erroneo messaggio che le minacce da parte delle mafie hanno una scadenza. Continua a leggere

Il presepe di Riace

A Riace c’è una geografia umana. Sotto le feste non c’era bisogno di fare il presepe, quest’anno meno che mai, perché Riace è già un presepe.

Le parole di Mimmo Lucano risuonano in una sala gremita di gente, venuta per lui e solo per lui. Risuonano quasi a stordire perché lui, preso dalla foga del poter parlare, di potersi spiegare, di poter raccontare, si appiccica al microfono e non lo molla più per un’ora, senza lasciare spazio ad alcuna domanda. Racconta tutto di Riace, chiede di poterlo fare perché vuole ricordarsela, la sua Riace da cui è lontano ormai da quasi due mesi. Continua a leggere

Trick or Threat

Nella giornata del 27 ottobre, in Pennsylvania, nella sinagoga di Pittsburgh alle 9:45, Robert Bowers, americano di 46 anni, ha aperto il fuoco contro i membri della comunità ebraica al grido di “gli ebrei devono morire tutti”. L’uomo, eufemisticamente simpatizzante di destra, ha adesso sulla sua testa 29 capi d’accusa, tra cui crimine d’odio. Il bilancio è di undici morti per quello che è stato definito come uno dei più sanguinosi attacchi contro la comunità ebraica nella storia americana.

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Numero chiuso per l’accesso a medicina e specializzazione: i fatti, le proposte (serie)

Da bambino volevo giocare in NBA. Era il grande sogno della mia infanzia. Non passai i provini. Fu una tragedia per me. E davanti a simile dramma, i sogni di un piccolo bambino sognatore in frantumi, non ho visto nessuno indignarsi.

Forse non mi ero allenato abbastanza, forse non ero in forma, forse ero troppo teso, forse ero troppo basso.
O, anche se fa male dirlo, forse semplicemente non ero abbastanza bravo. Non vogliamo dire che non sono stato bravo abbastanza? Allora diciamo che magari lo ero, bravo abbastanza, ma non ho reso abbastanza.
Ecco, non ho reso abbastanza.
Ma forse non è stata nemmeno colpa mia: è colpa dei Lakers. Son loro che hanno scelto per il provino degli esercizi che non esaltavano le mie qualità di palleggiatore e hanno invece messo in evidenza le mie lacune come tiratore.
Resta il fatto che niente. I Lakers hanno detto no. Continua a leggere