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Per conoscere la Sinistra Croata

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  • Presentati ai nostri lettori.

Zlatko Nikolić, 28 anni, da Zagabria, studente al corso di storia della Facoltà di Filosofia a Pola. Ho svolto temporaneamente diversi lavori manuali e attualmente ricopro l’incarico di Consigliere a rotazione per il partito della sinistra radicale Radnička Fronta (Fronte Operaio) nel Consiglio della Città di Zagabria.

  • Prima di parlare di Zagabria, della sinistra croata e altro, puoi elencarci quali sono i punti programmatici chiave del Fronte Operaio?

Il Fronte Operaio è nato nel 2014 ed è stato iscritto come partito nel 2015. Nasce come ampio fronte per mano di singoli individui di spicco della sinistra extraparlamentare, di piccoli gruppi di sinistra e di alcuni sindacalisti di lotta. Il Fronte Operaio si riconosce innanzitutto su posizioni anticapitaliste, nello specifico si intende la transizione della società nel socialismo. Altre istanze che sosteniamo includono soprattutto l’utilizzo della democrazia diretta nelle decisioni interne, una posizione esplicita e chiaramente antifascista e l’opposizione a quelle politiche mainstream neoliberali e liberali sostenute fino ad ora da quelle forze “civiche” che difendono lo status quo e che contribuiscono alla sempre più crescente disuguaglianza sociale.

  • Qual è la situazione a Zagabria e quali sono brevemente i problemi principali in città?

La città di Zagabria è la città più grande, con il più alto potenziale umano e economico, per questo motivo nella suddivisione del paese si considera come un’entità a sé stante. La città è gestita dal Sindaco tramite diversi uffici che funzionano come piccoli ministeri, sostenuti dal Consiglio Comunale, organo di rappresentanza e che tiene sott’occhio ciò che succede a Zagabria. I problemi sono molteplici e di grossa entità e su di loro potremmo scriverci un capitolo a parte, però il problema chiave è il Sindaco stesso che avendo stipulato un accordo con la destra nel Consiglio Comunale ha ottenuto la maggioranza. Maggioranza rafforzata dal sostegno incondizionato di criminali locali, magnati e imprenditori, tramite la quale gestisce la città in modo tutt’altro che trasparente. Una quantità enorme di soldi pubblici finisce in tasche private. L’altro problema è l’incapacità dell’opposizione di mettere fine alle metodiche poco democratiche di un singolo uomo che in più istanze hanno danneggiato in modo evidente la città, il bilancio e i cittadini. Se il Sindaco decide qualcosa, e solitamente questa decisione viene presa dietro a porte chiuse con qualcuno che potrà guadagnarci soldi o potere, allora non esiste altro organo istituzionale che possa fare da argine al di fuori del Consiglio Comunale. Consiglio che lo stesso Sindaco controlla appunto, tramite accordi con la destra e riposizionamenti dubbi da parte di consiglieri liberali in sostegno alla maggioranza. Il Sindaco di fatto detiene questo potere tramite una serie di casi giudiziari, allo stesso modo il partito che governa il paese esegue pressioni sul sistema giudiziario rendendo impossibile qualsiasi azione legale contro di lui. Si tratta della Hrvatska Demokratska Zajednica (Unione Democratica Croata) con cui il partito del Sindaco sostiene nel Parlamento e con cui ha più volte mostrato di collaborare nel Consiglio Comunale. Se vogliamo generalizzare la città di Zagabria è uno Stato dentro allo Stato, indipendentemente dal numero di cittadini, di area e di bilancio, e il cui Sindaco si comporta da sceriffo.

  • In merito a questo, quali sono gli obbiettivi del Fronte Operaio nel contesto zagabrese?

Come prima cosa, il Fronte Operaio non partecipa alle elezioni parlamentari con qualche vano sogno che con esse possa avvenire qualche cambiamento massiccio, perché riteniamo che la democrazia parlamentare sia solo un’imitazione della democrazia. È una cosa a cui ho già accennato, le decisioni vengono prese altrove e poi vengono semplicemente votate in parlamento. Nel Consiglio Comunale non esiste alcuna discussione sui singoli provvedimenti, perché la maggioranza rifiuta di confrontarsi e di rispondere all’opposizione. Tutte le decisioni che sono state prese fino ad ora e che si riflettono su centinaia di migliaia di cittadini zagabresi, non sono mai state prese come volontà di questi ma si scelgono persone che decidano per loro. E in questo caso, lo stesso Sindaco, decide non per tutelare gli interessi dei cittadini ma per fare gli interessi di quei piccoli gruppi di persone che ricambiano la sua generosità finanziandolo in vista delle successive elezioni. Noi riteniamo che l’intero sistema politico della Terra debba essere ridefinito in modo da spostare le decisioni a livelli politici più bassi e piccoli che per loro definizione sono più vicini al popolo stesso. Il Fronte Operaio partecipa nelle istituzioni per sfruttarli come canali mediatici, in quanto ci permette di spingere le nostre idee socialiste che fino ad adesso sono state eliminate dalle discussioni. Allo stesso modo entrando nelle istituzioni otteniamo una quota di bilancio tramite la quale ci finanziamo e che sfruttiamo per altri obbiettivi. Tutti i nostri Consiglieri che non sono in pessime condizioni economiche, donano la propria quota da Consigliere al partito.

  • Una delle notizie che è arrivata ai media italiani è quella del cambio di nome della Piazza dedicata al Maresciallo Tito, puoi descriverci un po’ cosa è successo lì?

Siccome la coalizione tra il Sindaco e il partito dell’Unione Democratica Croata mancava di un numero di consiglieri per avere la maggioranza, il Sindaco stesso ha dovuto sottostare ad un’alleanza con un gruppo di estrema destra, il quale richiedeva il cambio di nome della Piazza. Ora questo rapporto è cambiato perché il Sindaco ha cacciato via questo gruppo e ha riconsolidato la maggioranza “convincendo” un gruppo di consiglieri liberali di appoggiarlo e ora ha il sostegno di 26 consiglieri contro 25 dell’opposizione.
I cambi di nome a piazze e vie, come la distruzione di simboli e sculture antifasciste e socialiste è un processo che dura ormai dai tempi della secessione del paese dalla Iugoslavia. In Croazia sono stati danneggiati o distrutti oltre mille monumenti dedicati alla lotta contro il fascismo o a chi è morto per mano del terrore fascista durante la Seconda Guerra Mondiale, di cui molti erano considerati di alto valore culturale e storico. L’estrema destra ha sempre agito sotto il patronato della sopracitata destra moderata dell’Unione Democratica Croata, cercando di rivisitare la storia e distruggendo qualsiasi conquista del periodo socialista in Iugoslavia, il motivo di queste azioni, riteniamo noi del Fronte Operaio, siano da attribuire al fatto che l’attuale élite politica ed economica non abbia conseguito alcuna conquista nell’attuale società se non quella di distruggere ciò che è stato conseguito nel periodo socialista. Sotto attacco sono anche gli ultimi pilastri dello stato sociale e ci aspetta l’annientamento della sanità, della scuola pubblica e della cultura. L’industria, le banche e il settore primario sono ormai da anni stati venduti e distrutti e anche l’infrastruttura pubblica sta lentamente passando in mano al capitale finanziario.

  • Ora parlaci un po’ della sinistra, quali sono le sue condizioni a Zagabria e quali a livello nazionale?

La sinistra è attualmente messa male, se escludiamo la forza liberale della “Socijal”demokratska Partija (Partito “Social”democratico) che in alcune istanze si è atteggiata più da destra della stessa destra. Infatti, è proprio questo partito in grossa parte colpevole della situazione attuale. Il Partito Socialdemocratico è l’erede della vecchia Lega dei Comunisti Croati, un po’ come il PD in Italia. Lo stesso partito ha intrapreso un cambio di rotta negli anni novanta come del resto quasi tutti i partiti della stessa specie che facevano parte dell’ex blocco socialista e comunista. Questo ha portato innanzitutto un cambio nelle politiche di visione internazionale ma anche economiche verso destra, con le quali il Partito Socialdemocratico ha impostato i periodi in cui è stato al Governo (2000-2003 e 2011-2016). Durante entrambi i mandati il Partito Socialdemocratico ha introdotto privatizzazioni selvagge e ha colpito duramente i diritti dei lavoratori, continuando quello che già avevano iniziato i precedenti governi dell’Unione Democratica Croata. In queste situazioni la sinistra non aveva un partito in cui riconoscersi e per questo ha dovuto costruire una propria piattaforma o un proprio partito tramite il quale poter agire. In questo modo è appunto nato il Fronte Operaio, come piattaforma per i lavoratori e le lavoratrici, i disoccupati, i pensionati, gli studenti (universitari e liceali), e per poter formare una proposta socialista, antisistema e anticapitalista.
Esiste un numero di partiti e iniziative di questo genere, ma sono tutte relativamente piccole. Proprio in questo momento siamo in coalizione con alcune di queste forze a livello locale a Zagabria dal 2017, e per la prima volta la sinistra ha ottenuto un buon risultato e per questo motivo la nostra coalizione “Blocco di Sinistra” nel Consiglio Comunale di Zagabria ha quattro consiglieri che sostengono in modo chiaro delle posizioni di sinistra. Allo stesso modo è successo ai livelli inferiori delle istituzioni cittadini, dove abbiamo diversi rappresentanti nei consigli di quartiere e per la prima volta nella Capitale è successo che ci fosse un consigliere proveniente da una forza dichiaratamente anticapitalista. Il Fronte Operaio ogni anno cambia il proprio consigliere comunale, infatti prima di me ci sono stati il compagno Mate Kapović, le compagne Miljenka Ćurković e Katarina Peović. Alla fine di quest’anno al posto mio verrà qualcun altro a sostituirmi nel mandato di rotazione.

  • Per quanto riguarda il contesto nazionale, sappiamo che le prossime elezioni sono quelle presidenziali e sappiamo che il Fronte Operaio ha una sua candidata, quanto sono importanti queste elezioni?

Il Fronte Operaio ha deciso tramite decisione assembleare di nominare come propria candidata la prof.ssa dr.ssa Katarina Peović per le prossime elezioni presidenziali che si terranno a fine di quest’anno. Abbiamo preso questa decisione pur essendo consci delle poche chance per avere un risultato di rilievo, perché così possano apparire le nostre proposte socialiste tra quelli che potremmo definire i circoli borghesi mainstream dei politici che provengono da partiti forti elettoralmente ma anche nei circoli dei magnati e criminali che si sono arricchiti con le politiche di privatizzazione. Allo stesso modo per la prima volta dopo la secessione dalla Iugoslavia, i cittadini della Croazia potranno votare per una candidata socialista che spenderà la sua campagna per gli emarginati, gli emigrati, i disoccupati e i bloccati (ndr. categoria di persone i quali conti sono bloccati). La stessa candidatura arriva come uno dei più grandi progetti dalla fondazione del Fronte Operaio per il quale dedicheremo forze e risorse per ottenere il miglior risultato possibile. Riteniamo che la stessa candidatura di Katarina possa essere utile per un nuovo processo di unificazione della sinistra, questa volta per le elezioni politiche che seguiranno l’anno prossimo.

Andrea Zamboni Radić

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Aluminij: un’agonia che dura da più di 20 anni

Il 9 luglio 2019 dopo 44 anni di attività ha chiuso la fabbrica Aluminij a Mostar. Il “gigante dell’Erzegovina”, nome che si era legittimamente affibbiato, è solo uno dei tanti esempi di fallimenti dopo la guerra degli anni ’90 nei paesi che un tempo componevano l’ex-Iugoslavia.

Ma cos’era l’Aluminij? Si trattava della più grossa industria di produzione dell’alluminio nella regione balcanica che dal 1975, anno della sua fondazione, è riuscita non solo a imporsi a livello locale creando un’enorme rete di cooperazione con diverse aziende, cooperative e fabbriche minori e non, come il cantiere navale di Ploče o come la storica compagnia Jedinstvo, ma anche a livello internazionale, siglando partnership ad esempio con la Chrysler tedesca, la Fiat italiana e l’Hydro ASA norvegese.
Un colosso del genere come ha fatto allora a fallire? La risposta è semplice ed è benissimo riassunta da un modo di dire Serbo-Croato: “Balkanska Posla” (tradotto significa “Business balcanico”). Questo “business” fa riferimento alla malagestione tipica dei governi post-socialisti e degli imprenditori che hanno acquisito le fabbriche. Nel caso specifico dell’Aluminij si riferisce alle polemiche che i governi croato e bosniaco hanno creato attorno alla fabbrica, accusandosi a vicenda di aver sabotato il suo corretto funzionamento. Prima di analizzare nello specifico quali sono queste accuse e quali sono i fatti dietro ad esse, bisogna precisare che l’azienda è detenuta per il 44% dal Governo bosniaco, per un altro 44% dai lavoratori ed ex-lavoratori e per un 12% dal Governo croato, secondo l’accordo siglato nel 2007 dai due paesi coinvolti.
Da una parte, quindi, abbiamo il Governo bosniaco che accusa quello croato di sfruttare il partito locale che rappresenta i croati, l’HDZ (Hrvatska Demokratska Zajednica, Unione Democratica Croata) per assumere solo lavoratori di etnia croata e in questo modo incrementare la percentuale reale di proprietà dell’azienda. Dall’altra parte abbiamo il Governo croato e i diversi partiti che rappresentano i croati in Bosnia che accusano il Governo bosniaco di sabotare volutamente l’azienda per forzare l’assunzione di ulteriori lavoratori di etnia “bosgnacca” (fede islamica) ma anche per costringere la Croazia ad accettare una revisione dell’accordo che permetta la completa cessione dell’azienda alla Bosnia.

Alla fine, le accuse di entrambi sono veritiere, perché l’HDZ sfrutta realmente i suoi agganci politici per far assumere solo croati nell’Aluminij, tanto che anche l’Amnesty International in un suo report ha confermato la presenza di soli lavoratori croati, accusando lo stesso partito e l’azienda di compiere di fatto una “pulizia etnica”. Il Governo bosniaco, invece, aumenta in modo spropositato i costi dell’elettricità all’Aluminij quando la Bosnia è un paese che ha un elevato export di energia elettrica. L’azienda diventa un mezzo tramite il quale i due governi regolano i conti tra di loro per accordi che ritengono insoddisfacenti ma che sono stati siglati in presenza di supervisori internazionali.
Tutto ciò si ripercuote sui lavoratori, dove in questo caso 900 di loro si trova di punto in bianco senza lavoro. Se aggiungiamo a questo tipo di “gestione” anche gli accordi loschi che i governi siglano con figure ancora più losche, la gestione clientelare di certe aziende da parte dei partiti, il nepotismo che si instaura non solo in aziende private ma anche in quelle pubbliche, la vendita a prezzi bassissimi di interi assetti pubblici a profittatori di guerra nel pieno “dell’isteria di privatizzazione”, manovre segrete per falsificare i bilanci o debiti privati coperti dai conti pubblici e la mancanza di una reale volontà politica nel sostenere una rilancio effettivo dell’economia, ecco che si ha il quadro tragico di questi paesi.

Per 20 anni queste scelte hanno portato a un accumularsi di problemi che ora lentamente stanno uscendo allo scoperto, non facendo altro che rendere più lunga l’agonia per i cittadini. Per citare alcuni esempi: il fallimento dell’Agrokor, che costituiva un gigantesco impero economico al quale però il Governo croato falsificava il bilancio e nascondeva i debiti esponenziali che aveva accumulato il proprietario Todorić; il fallimento della catena “Kerum” dell’omonimo proprietario ed ex-sindaco di Spalato, dopo i debiti che lui stesso aveva accumulato giocando ad azzardo; la chiusura della storica azienda “Zastava” in Serbia per l’incapacità del Governo serbo di impedire alla Fiat di delocalizzare; la chiusura di interi cantieri navali come quello di Fiume o di Pola perché il Governo croato non aveva voluto pagare gli stipendi ai lavoratori preferendo invece aumentare il bilancio positivo dei conti pubblici; la chiusura della fabbrica di tabacco in Bosnia dopo che il Governo l’aveva venduta a un magnate bulgaro…

La cosa più tragica del caso Aluminij resta però il fatto che da questa azienda dipendessero migliaia di altre aziende minori o cooperative e che ora, con il fallimento, i 900 lavoratori rischiano di diventare decine di migliaia e che rischia di ripercuotersi anche al di fuori del confine della Bosnia, andando a colpire ad esempio, il cantiere navale di Ploće in Croazia che già rischia un calo del 50% di attività. Una tragedia causata da polemiche nazionaliste tra governi miopi e sordi che continuano a sostenersi tramite una rete clientelare.

Una tragedia che rischia soltanto di aggravarsi col tempo, perché anche davanti a questi disastri i governi preferiscono continuare a polemizzare, anziché riflettere su piani per una ripresa economica effettiva.

Andrea Zamboni Radić