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Lo strano caso di Pedro Neto e Bruno Jordao

No, non è la versione portoghese del romanzo di Robert Louis Stevenson, bensì un intrigo di calciomercato internazionale che coinvolge l’Italia, la Francia, il Portogallo e l’Inghilterra.

Nell’estate del 2017 il presidente della Lazio, Claudio Lotito, si ritrovò nella complicata posizione di dover gestire il cosiddetto “caso Keita”.

La giovane punta senegalese, dopo la passata stagione agli ordini del suo ex mister della Primavera condita da ben 16 gol e 4 assist, chiese alla società di essere ceduto, convinto di non trovare ostacoli, considerando anche che il suo contratto sarebbe finito al termine della stagione che si apprestava a incominciare.

Purtroppo però quello che Keita e il suo agente, Roberto Calenda, non misero in conto, o che più semplicemente sottovalutarono, fu la testardaggine del patron biancoceleste, il quale mise in chiaro fin da subito che l’ex Barcellona non avrebbe lasciato Roma per un’offerta inferiore ai 30 milioni.

Tutti i club maggiori d’Italia, esclusa la Roma per ovvi motivi, durante quell’estate cercarono di ammorbidire le richieste del presidente Lotito, ritenute troppo alte da tutte le società interessate, perfino dalla Juventus. I Bianconeri, forti di un accordo con il giocatore per il Giugno dell’anno successivo, non calcarono più di tanto la mano e non andarono oltre i 20 milioni di offerta, restando addirittura sotto le proposte di Inter e Napoli che si avvicinano ai 25 milioni.

Si giunse così al 29 di Agosto, a poche ore dalla chiusura del mercato estivo, e fu proprio in quel momento che, come un “deus ex machina”, irruppe sulla scena il personaggio principale di questa storia: Jorge Mendes.

Conosciuto anche come il “superprocuratore” del mondo del calcio, è l’agente più potente e ricco del mondo e vanta nella sua scuderia di talenti campioni del calibro di Cristiano Ronaldo, James Rodriguez o Saul Niguez, oltre che numerosi allenatori come Mourinho o il neogiallorosso Paulo Fonseca.

Tornando all’estate del 2017, l’inserimento di Mendes nella trattativa tra il giocatore e la Lazio permise di trovare una soluzione che potesse far felici tutte le parti in causa.

Per evitare che il talentuoso attaccante rischiasse di rovinare la sua promettente carriera e per permettere al club capitolino di iscrivere a bilancio un’importante plusvalenza, Mendes sfruttò la sua influenza sulla società del Monaco e convinse i monegaschi a versare i famosi 30 milioni nelle casse della Lazio. Chiaramente la mediazione, o meglio l’orchestrazione, dell’operazione da parte di Mendes fu tutt’altro che gratuita, considerando che quasi l’intera cifra guadagnata dalla cessione di Keita Baldè fu reinvestita per l’acquisto di due giovani talenti portoghesi: Pedro Neto e Bruno Jordao.

I due, provenienti dalle giovanili del Braga, erano sì considerati in patria come due talenti, ma la cifra dell’affare, intorno ai 22 milioni, lasciò tutti quanti perplessi.

Il DS Igli Tare mise in chiaro fin da subito che, nel corso della loro prima stagione in Italia, per motivi burocratici i due portoghesi non avrebbero potuto giocare in prima squadra e perciò sarebbero stati aggregati alla formazione Primavera. Inutile dire che queste dichiarazioni aumentarono l’alone di mistero intorno ai due giovanissimi, i quali trascorsero il loro primo anno a Roma senza brillare in particolar modo.

Nell’estate 2018 i due calciatori vengono aggregati al gruppo della prima squadra per il ritiro precampionato, ma nel corso della stagione le presenze collettive dei due portoghesi sono appena 8, 5 per Neto e 3 per Jordao. Decisamente troppo poche, considerando le alte aspettative dei tifosi preoccupati per l’inevitabile svalutazione della coppia, che sembra ormai destinata ad un inevitabile ritorno in patria. Ma è proprio pochi giorni fa che la vicenda è diventa ancora più “curiosa”. Infatti la scorsa settimana la Lazio ha comunicato la cessione di Pedro Neto e di Bruno Jordao per la cifra di 27,5 milioni a beneficio del club britannico del Wolverhampton, nota “colonia” portoghese in Inghilterra, da quando nel 2016 Jorge Mendes ne orchestrò l’acquisizione da parte di imprenditori a lui vicini che di fatto gli hanno affidato la costruzione tecnica della squadra.

Termina così a due anni di distanza una delle operazioni di mercato più lunghe e curiose della storia, che alla fine ha avuto il solo scopo apparente di generare uno spostamento di capitali in quattro Paesi diversi.

Enrico Izzo

Qual è la vera Inter?

La prestazione di domenica sera dell’Inter nella partita contro la Lazio ha messo in mostra tutti i difetti del club meneghino, legati più alla fase di possesso che a quella di ripiegamento. Malgrado il dominio nel possesso palla sia stato favorevole la squadra non è riuscita a capitalizzare la poche palle gol concesse dai capitolini.

Chiaramente l’assenza di una punta di ruolo fra i giocatori a disposizione non ha facilitato il compito di Spalletti.

Non essendo disponibili Icardi e Lautaro Martinez, il ruolo di centravanti è stato affidato a Keità Baldè, che in carriera ha quasi sempre giocato come esterno offensivo. In realtà Keità aveva già ricoperto il ruolo di punta centrale, durante la sua ultima stagione alla Lazio, seppur interpretandolo in maniera diametralmente diversa rispetto agli altri attaccanti a disposizione di Spalletti.

Un giocatore come Keità infatti predilige un lavoro legato all’attacco della profondità. Ciò però non è mai accaduto nel corso della partita per svariati motivi, ma principalmente perché la Lazio non ha mai concesso campo all’Inter. Il vantaggio arrivato dopo solo 12 minuti ha permesso alla retroguardia biancoceleste di non doversi mai scoprire più del dovuto, senza così concedere ripartenze agli avversari. Purtroppo però l’Inter non è riuscita a sfruttare le caratteristiche del senegalese, che non è riuscito ad impattare nessuno dei numerosissimi cross messi in mezzo dagli esterni.

L’incapacità dei giocatori di Spalletti a sviluppare il gioco è evidente a tutti da qualche mese a questa parte, ma le vittorie contro la Spal e quella nel derby con il Milan avevano ridato vita ad un’ambiente che appena una settimana dopo ha dovuto fare i conti con la realtà.

Nonostante il 60% di possesso palla gli attacchi in zona centrale sono stati solo 11 rispetto ai 74 nati dalle fasce (36 da destra e 38 da sinistra). L’utilizzo di Borja Valero come trequartista non ha dato i frutti sperati e anzi ha solo rallentato lo sviluppo delle azioni interiste. L’ingresso di Nainggolan ha dato un po’ di imprevedibilità in più ma non è stato in grado di dare la svolta ad una partita bloccata.

Di contro, la partita giocata contro il Milan aveva messo in evidenza gli aspetti migliori del gioco nerazzurro, come gli inserimenti di Vecino, che inizia l’azione del primo gol e la finalizza con un tap-in sotto porta, o la qualità di Politano che prima serve l’assist per il gol di De Vrij e poi guadagna il rigore del 1-3.  La scarsa continuità della squadra fa porre a tutti la stessa domanda: qual è la vera Inter? La squadra lenta e impacciata vista con la Lazio o quella aggressiva e arrembante vista nel derby?

Nel turno infrasettimanale l’inter avrà la possibilità di rilanciarsi contro il Genoa di Prandelli. In campo si rivedrà finalmente Icardi ma ciò non può far star tranquillo Spalletti, che vedrà la sua squadra dover affrontare una squadra con caratteristiche quasi opposte a quella della Lazio. Infatti se il Genoa dovesse scendere in campo con un 4-4-2 le fasce sarebbero a dir poco intasate dai giocatori in maglia rossoblu.

Se così dovesse essere l’Inter dovrà necessariamente sviluppare il gioco per vie centrali per creare pericoli alla porta difesa da Radu, senza però rinunciare ai traversoni in area di rigore alla ricerca della testa del ritrovato (ex)capitano.

Enrico Izzo