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I cronisti scalzi

Se un boss della Camorra se la prende con un giornalista, il motivo semplice, più evidente, è che questo giornalista è stato l’unico a fare il giornalista, a occuparsi per esempio della Terra dei fuochi. Se accanto a Sandro Ruotolo ci fossero stati tanti altri cronisti, il rischio si sarebbe depotenziato. Quando tanti giornalisti dicono ‘ma chi me lo fa fare, tengo famiglia’, questa è una limitazione per la libertà di informazione.

Quando nel maggio del 2015 fu messo sotto scorta, Sandro Ruotolo, giornalista italiano da ormai più di quarant’anni, rispose così in un’intervista a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto ora del suo lavoro, cosa sarebbe cambiato, come avrebbe vissuto. Per le sue inchieste sui rifiuti tossici in Campania aveva, infatti, ricevuto delle minacce dal boss dei Casalesi Michele Zagaria, al 41-bis dal 2010, che parlando con le donne della sua famiglia durante i colloqui nel carcere le aveva tacciate di essere ormai infangate per colpa del giornalista.
Solo pochi giorni fa, però, il Viminale, cioè il Ministero dell’Interno, cioè Matteo Salvini, ha deciso di revocare la scorta a Ruotolo, senza specificarne i motivi e facendo passare l’erroneo messaggio che le minacce da parte delle mafie hanno una scadenza. Continua a leggere

Il civico 21

Al civico 21 di via Mariano d’Amelio a Palermo ora c’è un albero. Da ventisei anni è spontaneamente diventato un simbolo, grazie ai cittadini e ai passanti, mai lì per caso, che lo allestiscono con dediche, doni o pensieri. Sì, perché al civico 21 di via d’Amelio esattamente ventisei anni fa era appena sceso dalla macchina Paolo Borsellino, andato a trovare sua madre come da tradizione della domenica con al seguito, come sempre, la sua scorta. Continua a leggere

Macerie di un’autostrada

Ventitré maggio, ventisei anni, e
Ancora non Capaci
Siamo di tale scempio di giustizia
E umanità; negli
Occhi macerie di un’autostrada
Ma non della via che ci indicasti:
coraggio e libertà.
Come un falco ne facesti preda
Di uomini rapaci
Ed essi t’ammazzarono, convinti di
Cassare, con te, le tue
Idee, ma queste vivono tra noi
Eterne, come dee. Continua a leggere

Ancora Cento passi

Quando Peppino Impastato è morto aveva trent’anni; oggi la sua morte ne compie quaranta.
Peppino, però, non è morto, altrimenti questa sarebbe semplicemente una storia triste raccontata di tanto in tanto. Peppino è stato ammazzato, non dal tritolo che circondava il suo corpo, non dalla mano di un solo uomo, è stato assassinato dalla mafia e la sua storia deve essere raccontata ogni giorno, ogni anno, ad ogni nuova generazione, perché di Peppino hanno ucciso il corpo, ma hanno, purtroppo per loro, alimentato le idee, che oggi sono conservate nella mente di talmente tante persone, che neanche entrerebbero nello spazio di Cinisi, quel paesino vicino Palermo che gli diede la vita e gliela tolse brutalmente. Continua a leggere