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Angelo blu

Quanti animali mi scrutano nei sogni
nei loro giudizi muti
nei loro occhi astuti
assoluti nel dolore e nella gioia,
come me, quando devota
resto vuota
In lenzuola fresche e chiuse
con la muffa nelle orecchie e
la primavera sui seni
gonfi di passione che ti regalavo.
Pavoni volano sulle finestre, le farfalle
muoiono nelle mie narici come fa il sole
nella valle.
E resta un silenzio fastidioso
tedioso pauroso schizzinoso come un bambino:
tu e il tuo cerbiatto di cuore,
davanti ai miei fanali grandi,
Occhi sinceri che vuoi
ma non vuoi troppo.
Chissà a cosa pensi di notte, ora che io
mi concedo a tenebre e barbe ricciolute
Che non sono più tue.

Chissà che vita faremo, noi due
Quali anime in pena ci salveranno
Da noi stessi e dalle poesie.

Ho imparato a girare il tabacco con due dita,
come facevi tu quando mi penetravi
cuore anima e vento
sentendoti in colpa.

Ho imparato a dormire sola, sussurrando a me stessa che la mia voce
figlierà sempre nelle tue tempie.
Portami a naufragare e
Che la terra ti sia lieve,
Che il mare ti sia blu.

Adieux, mon amour.

Iris Furnari

 

Lacci sciolti

Passi
Svuotati in una scarpa
Che calza il piede
E nel mentre gli sfugge,
Per quei doppi nodi mancati
Che non imparo ad allacciare
Visti sulle paia di tutti.

I vani tentativi malriusciti
Di camminare saldo a terra
Si rivelano effimere illusioni,
E le stringhe appena strette
-Disfatte durante il passaggio-
Sbattono appassite
Sul marciapiede a penzoloni.
Per fingermi adatto
Le infilo
– impregnate d’acqua piovana –
Ai lati della fodera
Giù
Tra la pianta e la soletta,
Il prezzo da pagare consiste
Nel dover andare piano
E veder gli altri andare di fretta.

Il laccio sciolto è al sicuro
Dalla superficie, ma nell’intimo
Del cammino recrimina ogni metro
La sua mancanza,
Quando rincaso e levo la scarpa
Essa sembra s’allarghi
Diventando la mia stanza.

Manuel Torre 

Colmare

Un cappotto morto sull’appendiabiti,
rimane questo della notte.
Le sue tasche piene di tabacco e
tutto quel che serve per girare una sigaretta.
Le chiavi di casa, il portafogli
il vuoto tentato di colmare dalle mani.
Lì non esiste nessuna cerniera adibita
su di un percorso di denti avvicendati,
un rumore di strappo che protegga la lacuna
la mancanza è una costante fatica.
Le dita cercano, tendono il tessuto
vorrebbero che si squarci,
per poter andare oltre.
Cosa cerco dietro le tasche rimane
appeso a fissarmi sul gancio, di notte.
Le prominenze rosa
lambiscono il poliestere
e vorrei fosse la tua bocca,
le vette della nostalgia
cercano te ogni volta,
e a volte è una magia,
come una mano calda
che da dentro mi tocca. Continua a leggere