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Omicidio di campagna e “detective” di città

“Per capire bene che posto sia Montesodi Marittimo, la cosa migliore è riportare alcuni numeri.
Ottocentododici: è il numero degli abitanti del paese, il che mette gli esseri umani in netta minoranza rispetto al numero delle galline (millesettecentoventisei) regolarmente censite i n paese. […]
Sessantanove: l’età media del paese, la cui distribuzione è ripartita in maniera bimodale intorno a due picchi situati vicino ai settanta e vicino ai quaranta, con una non trascurabile coda nella zona superiore e un singolo ma orgoglioso esemplare oltre i cento.
Ventiquattro: i gradi di pendenza della strada principale di Montesodi, lungo la quale si sviluppa quasi per intero il paesello, e che è soprannominata «la Schiantapetti».
[…]
Meno diciassette: la temperatura minima raggiunta nel corso dell’ultima settimana del 2011, fastidiosa ma ben lontana dal meno ventidue di cui favoleggia a volte il Castaldi, l’anziano più affidabile in fatto di meteorologia.
[…]
Tre: il numero degli esercizi commerciali nel territorio comunale.
[…]
Due: il numero di nascite avvenute nell’ultimo anno solare nel territorio del paese.
[…]
Un diluvio di numeri, insomma, per un deserto di paese.”

Comincia così Milioni di milioni di Marco Malvaldi, un brillante e piacevolissimo giallo edito nel 2012 da Sellerio. La cornice è quella di un piccolo borgo nella provincia pisana, l’immaginario Montesodi Marittimo. Questo tranquillo paesino nasconde però un segreto: i suoi abitanti posseggono una forza fisica straordinaria.

Il protagonista, il genetista Piergiorgio Pazzi, e la sua collega, la filologa Margherita Castelli, arrivano in paese proprio per indagare l’origine di questa straordinaria forza e come essa si tramandi di generazione in generazione. Questa ricerca porta a galla i segreti della esigua popolazione di Montesodi Marittimo: rapporti extraconiugali, figli illegittimi e chi più ne ha più ne metta.
Mentre la ricerca comincia ad essere osteggiata, un evento naturale irrompe e cambia le sorti della vicenda narrata: un’imponente nevicata sommerge il paese e blocca le comunicazioni. Durante la notte viene commesso un misterioso omicidio: tutti sembrano avere un alibi, tranne una persona: il protagonista, Piergiorgio Pazzi, ospite in casa della vittima.

Malvaldi costruisce sapientemente il suo giallo, alimentandolo con una buona dose di ironia e con dialoghi ben congegnati; lo scenario, quasi prototipo di paesaggio bucolico, viene riletto in chiave umoristica: lo stereotipo della vita tranquilla di paese viene inquinato da segreti, sotterfugi, pregiudizi, inimicizie. Proprio questo elemento, quello dell’umorismo, accompagna il lettore in tutta la vicenda, non venendo mai a scemare nemmeno nei momenti più “drammatici”: Malvaldi è però molto bravo a dosare questo elemento stilistico, riuscendo a evitare la stucchevolezza.

“La scienza trova la verità, va bene, ma devi ammettere che la letteratura aiuta a sopportarla.”

La narrazione è imperniata su contrasti: quello dello stile di vita di paese e quello di città (rappresentato dai due ricercatori), che risulta un vero motore delle vicende; quello tra apparenza e realtà, altro elemento che caratterizza la parodia della vita di paese; quello tra la visione della realtà prettamente scientifica di Piergiorgio e quella umanistica della sua collega Margherita.
Proprio quest’ultimo contrasto contribuirà alla risoluzione del caso: Malvaldi mette insieme queste sue due anime, quella scientifica e quella letteraria, e le porta nel suo giallo sotto forma di due personaggi distinti; soltanto attraverso la collaborazione tra queste due visioni, così diverse ma complementari, l’enigma può essere sciolto.

Milioni di milioni è un giallo ben costruito, piacevole da leggere, con il suo stile pulito e votato al dialogo; Malvaldi usa sapientemente le armi dell’ironia e dell’umorismo, confezionando un romanzo leggero da leggere ma mai vuoto, sempre concentrato su contrasti che danno anima alla narrazione.

Danilo Iannelli

Ladies Football Club: il calcio come emancipazione femminile

“Il giorno 6 di aprile dell’anno 1917
la radio dal fronte annunciava nuovi morti.

Il giorno 6 di aprile dell’anno 1917
gli Stati Uniti entravano in guerra.

Il giorno 6 di aprile dell’anno 1917
Lenin preparava la Rivoluzione Russa.

Ma soprattutto
il giorno 6 di aprile dell’anno 1917
durante la pausa pranzo
undici operaie della Doyle & Walker Munizioni
cominciarono a correre dietro un pallone.”

Con questo confronto tra la Storia e la storia di undici operaie comincia la narrazione di Ladies Football Club di Stefano Massini, edito da Mondadori. All’interno della cornice storica della Prima Guerra Mondiale Massini romanza la nascita del calcio femminile in Inghilterra: gli uomini, padri, mariti, figli, sono tutti al fronte; il pallone e i campi da gioco restano inutilizzati e le donne, prima con timore reverenziale, poi con spregiudicatezza, se ne impadroniscono.

La storia raccontata da Massini è prima sociale che sportiva e storica: è la storia dell’emancipazione di undici donne dallo status di operaie, madri, mogli, figlie, la storia di undici donne che scrivono la Storia, calciando per prime un pallone. Undici donne, ognuna con la sua storia, ognuna con il suo vissuto, che si ritrovano, quasi per caso, unite sotto la stessa maglia, quella del Ladies Football Club.

“Gli sembrò di ricordarsi, d’un tratto,
che esistevano sul serio,
per se stesse.

Che fino a ora un ruolo ce l’avevano, certo,
ma era il ruolo in fabbrica, nella catena di montaggio,
oppure il ruolo in casa: figlia, moglie o mamma.
Finalmente: aria nuova.

Guarda tu che sorprese può farti una palla.”

Il calcio diventa allora uno strumento di emancipazione sociale: il campo, il pallone, i gol, il fuorigioco diventano espedienti per poter dimostrare che le donne, relegate ai ruoli a loro riservati, possono ricoprire i ruoli tipicamente maschili. Questo messaggio, che spero sarà per il lettore una banalità, purtroppo ancora non lo è, più di un secolo dopo, per larghe fette della popolazione mondiale. La storia d’emancipazione raccontata da Massini è dunque vivida, attualissima e, se pur contestualizzata nella cornice storica del buio inizio di Novecento, offre molti spunti di riflessione anche per la condizione della donna nella società odierna.

“Ma quel che accadde
non accadde solo in campo.
Anche là, nel pubblico
– saranno stati sì e non un centinaio – 
si mosse qualcosa di grande. Di più: di politico.
Le donne che all’inizio avevano riso
di quelle undici come loro
con la fissa per il calcio,
cominciarono a sentire che il pallone era un pretesto.
Ma sì: in campo c’erano tutte loro, accidenti,
c’erano davvero tutte
c’erano tutte
tutte.”

Ladies Football Club è un libro che narrativamente funziona: il si è subito immersi nella storia e nelle storie di queste donne e il filo della narrazione si dipana senza problemi. L’impaginazione versificata – che personalmente non prediligo – è ben bilanciata con lo stile narrativo: semplice, pulito, con periodi basici, basato sulla reiterazione di motivi edespressioni che rendono riconoscibili le situazioni e le undici protagoniste. Massini confeziona un libro semplice ma ben congegnato, riuscendo a raccontare con leggerezza, attraverso il filtro storico, una storia significativa e profondamente attuale.

Danilo Iannelli

 

 

 

Il sassofonista

La camera è impregnata di fumo. Il posacenere, col fondo intensamente strascicato dall’impronta grigia bianca lasciata dalle sigarette spente, trattiene, in uno spazietto di vetro apposito, una cicca alla quale restano tre tiri da consumare. Muovo ciecamente il braccio verso il comodino su cui è poggiato. Aspiro quel che rimane mentre devo ancora svegliarmi del tutto, mettendomi seduto al lato del letto, coi piedi nudi sul pavimento freddo di ceramica bianca. Ormai mi sono arreso, questo è l’odore della mia piccola casa. Continua a leggere

San Isidro Futból: Messico, calcio e cocaina

In un minuscolo villaggio di nome San Isidro, al confine tra gli stati messicani di Oxaca, Puebla e Veracruz, si svolge la sentitissima e agguerrita partita contro i rivali della Pizpireta. L’aria è infuocata e tesa: volano insulti e oggetti nel campo; quelli del San Isidro sembrano spacciati: il loro matador, Quintino, non ri regge in piedi: le sue energie sono infatti prosciugate da una notte d’amore con la bella Antonia, sua innamorata. Tutto sembra precipitare, quando lo stesso Quintino, cadendo su una linea laterale, si riprende e vince la partita da solo.
Magia? Niente, affatto: merito di un eccezionale fertilizzante di Alvaro Cristòbal, usato al posto della calce per delimitare il campo di gioco.
Ben presto però questo fertilizzante, raccolto dall’ignaro e ingenuo Alvaro da un misterioso aereo precipitato vicino al villaggio, risulta essere cocaina e la narrazione prende il via. Continua a leggere

L’ultima lezione del professor Guidi

Era ormai qualche mese che il vecchio professor Guidi aveva cominciato a dar segni di cedimento. Suo figlio Carlo lo aveva già dolorosamente intuito durante le brevi visite che era solito fargli un paio di sere a settimana. Proprio lui, che recitava interi canti della Commedia, che citava a menadito Orazio e Virgilio, o versi di Leopardi e Foscolo, o ancora interi paragrafi di Manzoni e Dostoevskij, aveva cominciato a difettare di memoria. Continua a leggere