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This is a man’s world: Vox mulierum

Immaginate di avere un dispositivo al polso che, al raggiungimento di 100 parole pronunciate in una giornata, vi rilascia una scarica di elettricità in tutto il corpo, capace di immobilizzarvi e mettervi fuori uso; immaginate poi di non poter più lavorare, né studiare, né svolgere qualsiasi altra attività che non riguardi le attività domestiche e la cura della famiglia: tutto questo soltanto se siete donne. Continua a leggere

Un po’ meno parole un po’ più azione

 

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Cercando il successo e la realizzazione nel mondo li troviamo in persone con diversi contesti e diversi significati. È lo stesso col fallimento. Ora, io sono la persona che crede che la differenza tra una persona di successo e una fallita sia che la prima semplicemente prova una volta in più, che significa che la vera causa del fallimento è in quasi tutti i casi l’inerzia o la resa. Un articolo è stato scritto sulla mentalità della vittima, ma ora andremo sui difetti dell’altro carattere (che in verità è probabilmente causato da una forma di mentalità da vittima), la particella “non ancora”.

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Linguaggio osceno: come la politica dell’odio mina la democrazia

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Nel novembre 2015, quando gli europei stavano lottando con lo shock per gli attacchi terroristici islamisti nella capitale francese di Parigi, il Daily Mail, un giornale scandalistico inglese, pubblicò una vignetta in risposta agli eventi. Questa mostrava un gruppo di persone, la maggior parte delle quali chiaramente musulmane – come indicato dalle barbe degli uomini e dalle donne velate – che attraversavano il confine dell’Unione Europea. Un cartello promuoveva i confini aperti dell’UE e il libero passaggio delle persone. Ai piedi delle persone c’erano dei ratti che saltavano il confine all’ombra degli immigrati. La vignetta provocò indignazione, come era indubbiamente previsto: aveva connesso l’afflusso di centinaia di migliaia di rifugiati di guerra del Medio Oriente in Europa quell’estate con una crescente minaccia terrorista e messo sullo stesso piano alcuni di coloro che attraversavano il confine ai roditori. Forse l’artista aveva diretto tale paragone solo agli estremisti violenti, o forse no. In ogni caso, l’apparizione della vignetta calzava a pennello con un inquietante modello. Quell’aprile la controversa editorialista Katie Hopkins aveva pubblicato un pezzo d’opinione particolarmente estremo sul Sun riguardo l’argomento migranti. Parte di esso diceva:  Continua a leggere