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Digital Pride

Galleria Millon è un giovane blog culturale che ha deciso, durante questo periodo particolare, di sopperire ad una mancanza molto sentita di questo Giugno: il Pride. Dal 22 al 27 Giugno, nelle loro pagine social potrete trovare contenuti a tema Pride, con l’intervento su Instagram di alcuni ospiti speciali.

Facci una breve presentazione della Galleria e del suo staff.

La Galleria Millon è un blog culturale e di interessi editoriali con le vesti di una galleria d’arte. L’idea è di esporre i nostri articoli e i nostri contenuti come se fossero delle vere opere che i nostri “ospiti”, cioè i lettori, possono studiare a loro piacimento. Ovviamente, come ogni Galleria che si rispetti, ha il suo staff. Ogni membro dello staff rappresenta una sezione del nostro blog: nella Gallerista troverete interviste e articoli che riguardano da vicino progetti editoriali e quelle realtà indipendenti che stanno agli estremi della filiera, dalle piccole case editrici alle librerie fuori dai grandi circuiti; alla Divulgatrice abbiamo affidato le mostre temporanee, articoli e storie diversi tra loro, ma accomunati da un unico tema che cambia ogni mese; la Critica d’Arte si occupa delle recensioni; col Curatore diamo spazio al mondo dell’illustrazione, del design e della grafica; nell’Organizzatore di Eventi troverete articoli e contributi che parlano di festival, eventi, rassegne e luoghi di condivisione nei quali la cultura ha un posto privilegiato. Infine, c’è lo Stagista, che si occupa dei nostri social.

Com’è nata l’idea di aprire Galleria Millon?

La nuda e cruda verità è che in quarantena ci stavamo annoiando! Scherzi a parte, la Galleria nasce come un progetto condiviso da ventiquattro splendide persone che formano la classe di quest’anno del Master in Editoria dell’Università di Verona. Durante questi mesi difficili per tutti ci siamo confrontati molto e ci siamo chiesti: come facciamo a mettere in pratica quello che stiamo studiando e farlo nostro? Alla fine, dopo qualche chiacchierata e qualche videochiamata, la Galleria si è letteralmente costruita da sola. 

Qual è il concept dietro la Galleria? A cosa puntate coi vostri contenuti?

Per noi, la cultura è la vera opera d’arte della Galleria Millon. Ci teniamo ad esporre contenuti che siano accattivanti, senza rinunciare alla qualità, ma che soprattutto arrivino a quante più persone possibili. Il nostro è un linguaggio moderno, inclusivo e quanto più possibile accurato. Non vogliamo lasciare da parte nessuna forma d’arte, da qui l’idea delle sezioni, perché Millon è un po’ il nostro alter ego… siamo ventiquattro persone molto diverse e ognuno di noi si è preso il suo spazio.

Ogni mese la Galleria presenta un tema che raccoglie una serie di articoli ed una playlist Spotify collegata, una scelta molto innovativa! Come vi è venuta questa idea?

Spotify è stata un’idea improvvisa e travolgente, di cui però siamo molto fieri. Forse ti darò una risposta scontata, ma la musica è una di quelle forme d’arte a cui non abbiamo voluto rinunciare. Siamo millennials, ci rivolgiamo soprattutto ai nostri coetanei, e le playlist dominano spesso le nostre giornate. Le ascoltiamo a casa, mentre studiamo, con gli amici, persino a lavoro. Ognuno di noi ha la soundtrack della propria vita… quindi anche Millon!

Creare una versione “digitale” del Gay Pride che quest’anno non si terrà per via del COVID-19 e dell’ancora obbligatorio distanziamento sociale è una bellissima idea, ma anche una grande responsabilità! Come mai avete deciso di prenderla nelle vostre mani?

Abbiamo pensato che fosse nostro dovere supportare la comunità LGBTQA+ a modo nostro, soprattutto in un periodo così difficile. Siamo la generazione che prenderà il posto dei nostri genitori, fra qualche anno, e vogliamo contribuire a rendere questa società più giusta. La nostra Galleria è aperta a tutti, proprio tutti, e questo significa scendere in campo quando i diritti civili ce lo chiedono. Ci abbiamo pensato a lungo, prima di creare il Digital Pride 2020: non sapevamo cosa fare, come farlo. Alla fine abbiamo scelto quello che sappiamo fare meglio: racconteremo delle storie.

Come verrà articolato l’evento, e quanto durerà? Possiamo avere un’anteprima del calendario di cosa vedremo nella Galleria in quei giorni?

Il Digital Pride durerà dal 22 al 27 giugno. Ogni giorno potrete trovare un contenuto sui nostri social o sul nostro blog, sempre a tema LGBTQA+ e molto diversi tra loro. Abbiamo in programma una diretta su Instagram con un personaggio veramente interessante che non volete perdervi, recensioni e interviste esclusive. Abbiamo cercato di dar voce a tutti, nel nostro piccolo.

Ogni giugno si riaccende la polemica su se sia necessario o meno celebrare il Pride, da alcuni ritenuto momento felice e di aggregazione, da altri una fiera dell’esibizionismo. Voi cosa ne pensate?

Le fiere dell’esibizionismo sono altre, non di certo il Pride! Fin quando una parte della popolazione verrà privata dei propri diritti e discriminata, il minimo che si può fare è marciare. Dietro questo “esibizionismo” c’è una storia, c’è violenza e, più di tutto, ci sono le grida di chi ha deciso di dire basta.

Cosa vi aspettate dal Digital Pride? Quali sono le vostre speranze, i vostri piani, cosa volete che resti agli utenti dopo questo evento?
Speriamo davvero di poter almeno in parte occupare il vuoto lasciato dal Pride e festeggiare con i nostri ospiti. L’obiettivo di questo evento è innanzitutto sensibilizzare e sponsorizzare delle realtà che hanno dedicato il proprio lavoro alla lotta per i diritti civili… e cambiare qualche mente bigotta nemmeno sarebbe male!

Quali altri temi ha in serbo la Galleria Millon dopo il Digital Pride?

Non possiamo dire ancora molto. State sicuri però che il nostro staff lavora tutti i giorni ed è sempre dove meno ve lo aspettate.

Questo 2020 ci ha riservato sorprese circa ogni mese, Giugno non poteva mancare all’appello e infatti sono scoppiate numerose proteste negli Stati Uniti a seguito della morte di George Floyd. Pensate di dedicare qualche contenuto al #BlackLivesMatter Movement?

In questi giorni abbiamo seguito molto da vicino la situazione negli Stati Uniti d’America e ci siamo indignati insieme al resto del mondo. Abbiamo condiviso sui nostri social quante più news possibili, a partire dai nostri profili privati. A questo proposito, sul profilo facebook della Galleria Millon potete trovare un link che rimanda a vari enti benefici a supporto del movimento Black Lives Matter. Se non potete donare, il nostro consiglio è informatevi, informatevi, informatevi! La cultura è la vera opera d’arte e lo sanno tutti che l’arte può cambiare il mondo. 

Annabella Barbato

La disillusione | Educazione sentimentale e di genere

Sabato 3 agosto si è svolto il quinto e ultimo appuntamento con La disillusione – le realtà in un mondo che cambia, ancora una volta nella location di Parco Schuster. Questa volta l’incontro verteva sull’educazione sentimentale e di genere. Gli ospiti sul palco (presentati dalla nostra Jovana Kuzman) sono stati: Andrea Maccarrone, attivista LGBTQI+; Maria Grazia Bonaldi, per l’associazione AGEDO ROMA – NO all’omotransfobia; Roberto Tufo, attivista per Unione degli Studenti; Gianfranco Goretti, presidente dell’Associazione Famiglie Arcobaleno.

Dopo una breve introduzione, con la visione del video del Pride 2019 (di Niccolò D’Alonzo) e il ricordo dei 50 anni dei moti di Stonewall, l’incontro è cominciato con l’intervento di Andrea Maccarrone.
Un intervento che si è focalizzato soprattutto sull’educazione di genere a scuola, partendo da una critica del sistema scolastico: sistema che dovrebbe formare in maniera più consapevole la società, partendo anche da una maggiore attenzione riguardo l’educazione sessuale. La questione più importante nell’intervento di Andrea Maccarrone si basa su un rapporto sano con la propria identità: evitare di nascondersi, sapendosi accettare per poter convivere meglio, oltre che con se stessi, anche con gli altri. In Italia la sessualità, e soprattutto l’omosessualità, vengono marchiate come tabù: negative, sospette. Lo scopo dell’educazione sessuale è proprio quello di conoscersi e conoscere gli altri, uscendo da determinati schemi e stereotipi. Da qui la menzione prima al genere intersessuale (genere che non si associa univocamente né a quello maschile né a quello femminile), poi un occhio di riguardo per l’emancipazione femminile: è necessario liberarsi dagli schemi che vedono la donna penalizzata nella realtà domestica e lavoratrice (violenza che ha una matrice psicologica prima ancora che fisica). Per Maccarrone, quindi, la soluzione sarebbe educare alle differenze, emancipando l’individualità da schemi precostituiti: la conoscenza è il vero antidoto all’odio.

Successivamente è stato il turno di Maria Grazia Bonaldi, rappresentante dell’associazione AGEDO. Associazione che, attiva sul territorio nazionale da ben 25 anni e con sedi in circa 25 città, si occupa di sostegno, informazione e confronto per i genitori dei ragazzi omosessuali. La nascita di questa associazione si deve proprio al bisogno dei genitori: per non sentirsi soli, per capire che non hanno sbagliato nulla, contrastando la dilagante ignoranza e disinformazione sull’argomento.

Roberto Tufo, invece, si focalizza nuovamente sull’ambiente scolastico e sul paradosso più grande: il fatto che la scuola non debba avere tabù su argomenti che riguardano tutti. Infatti, non si trova mai il tempo per confrontarsi su tematiche sociali: non c’è mai il tempo per parlare di sessualità e relazione all’affettività. Una critica velata anche al corpo docente: il più delle volte schivo e assente su determinate tematiche (molte volte anche in casi di violenza). Breve accenno, poi, all’opuscolo “che cos’è l’amor” sul sito dell’Unione Studenti: riguardante vari temi fra cui l’autoerotismo (soprattutto femminile), violenze di genere, coming out. L’obiettivo ultimo di questa iniziativa, conclude Tufo, è liberare le menti dei ragazzi da determinati stereotipi e tabù.

La parola passa, infine, a Gianfranco Goretti, che spiega come è nata e come agisce l’Associazione Famiglie Arcobaleno. Nasce nel 2005 per la volontà di una decina di coppie omogenitoriali di Milano con bambini di 1 o 2 anni, per confrontarsi e aiutarsi tra loro in un paese che, all’epoca, oltre a non avere diritti, non conosceva ancora nessun dibattito per le coppie omogenitoriali. Merito dell’Associazione, secondo Goretti, è stato proprio quello di creare dibattito e risvegliare quel desiderio sopito di genitorialità per tante coppie omosessuali (segno anche di una crescita di possibilità per l’individuo che, ai tempi di Goretti, quando aveva 14 anni, si limitavano alla clandestinità). Conquiste che, ribadisce Goretti, sono esclusivamente merito del movimento LGBTQI+,  in un paese che, oltre alla legge 40/2004 sulla fecondazione assistita e la Cirinnà del 2016 sulle unioni civili (aspramente criticata, peraltro, dallo stesso Goretti, poiché tra le altre cose non viene riconosciuta la stepchild adoption), non ha trattato alcuna legge riguardo i diritti degli omosessuali. Intervento finito, poi, con una stoccata al Ministro della Famiglia Fontana (“negando le famiglie arcobaleno ammette che, in realtà, esistono”) e con una considerazione riguardo il momento: che non avvenga una battuta d’arresto nella lotta per il riconoscimento dei diritti e che la scuola sappia fare un buon lavoro di inclusione e progettazione sulla realtà presente (basandosi sulla sua esperienza personale con insegnanti che includevano i bambini provenienti da queste realtà; a differenza degli ultimi tempi, dove si prova una certa diffidenza).

Emiliano Pagliuca