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Sistema in tilt: le contraddizioni degli atenei italiani

La riforma universitaria del 2010 detta “Gelmini” ha trasformato la struttura di governo degli atenei spostando il potere decisionale da organi collegiali composti da docenti, quali il Senato Accademico ed i Consigli di Dipartimento, a strutture gerarchiche di tipo pseudo-aziendale costituite al vertice dal Rettore e composte da una enorme struttura amministrativa dedicata alla applicazione di dettagliati regolamenti operativi.

Il Rettore è passato da essere un “primus inter pares”, il cui potere derivava dalla capacità di mediare tra le diverse componenti, ad uno pseudo amministratore delegato con poteri immensi. Parallelamente alla verticizzazione interna degli atenei si è potenziato il sistema di controllo esterno, espandendo il ruolo della agenzia di valutazione e del ministero sottraendo compiti al Consiglio Universitario Nazionale, organo collegiale ed elettivo e quindi, almeno parzialmente, rappresentativo. La riforma era esplicitamente ispirata ad combattere ipotetici sprechi e corruzione, e dopo 10 anni di applicazione si può iniziare a tirare qualche conclusione.

È opinione della stragrande maggioranza di chi ha vissuto l’Università prima e dopo la riforma che il risultato principale è stato esclusivamente un enorme espansione della burocrazia e dei controlli formali, senza incidere granché su inefficienze e scandali. Il risultato è che il docente universitario non è più considerato una figura responsabile delle proprie azioni (in fondo, per definizione, è un professionista ad altissima specializzazione) sottoposto esclusivamente al controllo della comunità scientifica. Con la riforma il docente è invece diventato un dipendente tendenzialmente pigro e facile alla corruzione da tenere in riga con continui controlli e verifiche del lavoro svolto.

Con questa trasformazione è cresciuta a dismisura la struttura amministrativa degli atenei il cui compito si è trasformato da un ausilio della didattica e ricerca, i cui obiettivi e mediti erano decisi in autonomia dagli specialisti, a un occhiuto Grande Fratello costantemente impegnato a verificare che nessuno violi le regole. Il motivo di questa trasformazione è dovuto al fatto che il Rettore, se pur dotato di grandi poteri, non è materialmente in grado di esercitarli personalmente per evidenti limiti di competenze e di tempo. Non potendo lasciare ai docenti la tradizionale autonomia gestionale (utilizzabile per chissà quali loschi fini) è quindi obbligato a delegare alla struttura amministrativa guidata dal Direttore Generale (ovviamente scelto fiduciariamente dal Rettore stesso) tutte le attività quotidiane.In questo contesto è indicativo il disastro accaduto nei giorni scorsi nel più grande ateneo d’Europa, l’Università Roma 1 “Sapienza”.

Anche se non ci sono ancora informazioni precise sulle cause, il risultato è che il sistema informatico delle segreterie si è bloccato impedendo per giorni  l’accesso ai dati degli studenti, impedendo prenotazioni e svolgimento di esami e lauree, facendo comprensibilmente infuriare migliaia di studenti e seminando il panico tra i docenti stretti tra studenti disperati ed una amministrazione azzoppata. Oltre a costituire una chiara risposta alla capacità della riforma di garantire un servizio efficiente, sarà interessante vedere che provvedimenti saranno presi in conseguenza di questo evento. Un docente che dimentica di firmare l’ennesimo pezzo di carta o consegna in ritardo un rapporto che nessuno leggerà mai rischia la perdita di risorse, ammonimenti e danni potenzialmente seri alla carriera. Cose succederà ai responsabili di una amministrazione che non è in grado di garantire un servizio fondamentale, e tutto sommato banale, come un database? Come ne risponderà il Direttore Generale ed il dirigente del servizio? Che tipo di risposta verrà data agli studenti che spendono migliaia di euro di tasse per vedersi cancellata la seduta di laurea? In una azienda privata l’Amministratore Delegato licenzia immediatamente il direttore di uno stabilimento che blocca la produzione per un errore banale, altrimenti viene fatto dimettere lui stesso dagli azionisti. Che farà la Rettrice, o il Ministro?