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L’app di tutte le app: WeChat

WeChat e la sua anzienda “madre” Tencent nascono a Shenzhen, città che venne indicata come “zona economica speciale” nel piano di crescita e sviluppo promosso da Deng Xiaoping. La piccola cittadina di pescatori nel sud-est del Paese diventa così prima uno dei più importanti centri manifatturieri cinesi, e poi negli anni novanta si trasforma in un polo tecnologico che fa da incubatrice alle neonate aziende digitali che dal tutto il Paese iniziano a stabilire la propria sede lì.

A Shenzhen, l’allora ventisettenne Ma Huateng fonda nel 1998 Tencent, azienda tecnologica che aveva come proprio fiore all’occhiello il servizio di messaggistica QQ, ispirato al softwere israeliano ICQ della startup di Tel-Aviv Mirabilis. L’iinnovazione che Pony Ma, come è principalmente noto adesso Ma Huateng per via della traduzione in Inglese del proprio nome (“Ma” in cinese vuol dire “cavallo”)1, porta rispetto al softwere israeliano la possibilità per ogni utente di accedere al proprio account QQ da qualsiasi computer collegato alla rete, rispetto alla necessità precedente di installare il softwere su una postazione fissa. Ma Huateng fu il primo a intuire che da lì a pochi anni sarebbe esplosa in Cina la vendita di PC, reti private e poi ancora smartphone.

Tre furono poi i passi che permisero a QQ di diventare un prodotto di spicco in tutto il Paese: l’iniziale accordo con la rete telefonica statale della regione in cui si trova Shenzhen, il Guangdong, accordo poi esteso nel 2001 a tutta la Cina, che permetteva le conversazioni tra PC e il sistema di messaggistica dei telefoni cellulari; l’immissione nel softwere di gadget, giochi e avatar acquistabili o sbloccabili che permisero di realizzare nuovi profitti; infine la creazione di una piattaforma QQ per blogger, con la possibilità per gli utenti di personalizzare a pagamento a proprio piacimento il proprio blog.2

Nel 2011 Pony Ma approfitta della nuova accelerazione digitale dovuta alla svolta del 2008 per aggiornare il proprio servizio di messaggistica lanciando WeChat.

Francesco Pieranni, nell’iniziare il proprio libro “Red Mirror. Il futuro si scrive in Cina”, racconta l’arco di un’intera giornata sia completamente costellato dalle interazioni conWeChat: ci si leggono le notizie del giorno mentre si fa colazione, ci si prenota il taxi, ci si mette in carica lo smartphone grazie al proprio Id negli appositi cubicoli all’ingresso dei locali, si paga la consumazione, si cerca il ristorante dove pranzare, ci si controlla il menu e ci si ordina, durante il pranzo ci si può inviare tramite il Qrcode del ristorante buoni sconto e riceverne altri dai propri amici, ci si scaricano i programmi di store virtuali per controllarne il catalogo e fare acquisti, ci si controlla sulle mappe l’ubicazione del prossimo incontro e il tragitto per raggiungerlo, ci si ricevono dagli amici inviti a eventi con tanto di biglietto elettronico e ricevuta di pagamento mediante un’apposita mini-app interna che aiuta a gestire la propria contabilità, ci si scarica la documentazione relativa, ci si prenota la cena e ci si divide in parti uguali il conto.3

Quella descritta da Pieranni è dunque un’intera giornata senza mai uscire da WeChat, che rigorosamente controlla, monitora e immagazzina tutti i dati, chiedendo esplicitamente di essere aggiornato: “A un certo punto tutti i nostri occhi finiscono sul cellulare: WeChat chiede l’update delle nostre informazioni. Ed eccoci, una tavolata intera impegnata a farsi selfie per consentire a WeChat di tenere sotto controllo i nostri dati biometrici.”4

La crescita dell’app ha avuto una svolta improvvisa nel 2014, in occasione del Capodanno cinese, evento che “prevede, oltre che lo svolgimento di spettacolari festeggiamenti, anche lo scambio di doni sotto forma di hongbao, le famose buste rosse contenenti piccole somme di denaro e che originariamente avevano un significato per lo più simbolico (infatti, esistono alcune precise regole riguardo la cifra da elargire, basate su antiche credenze e superstizioni) ma che oggi possono raggiungere importi notevoli.”5

Quell’anno, WeChat inaugurò un servizio che consentiva di spedire buste rosse virtuali, agganciando il proprio conto in banca al proprio profilo WeChat. Solo il primo anno, questo tipo di aggancio fu effettuato da cinque milioni di cinesi, e i numeri sono in costante crescita, fino ad arrivare ai 688 milioni del 2018, ultimo dato reperibile in rete.6

WeChat si identifica quindi come l’app in grado di soddisfare tutti i bisogni dell’utente. Si potrebbe definire come “un gigantesco contenitore che mette insieme Facebook, Instagram, Twitter, Uber, Deliveroo e tutte le app che usiamo.”7

E gli 1,1 miliardi di utenti che mensilmente la utilizzano sono la prova di quanto WeChat abbia saputo rispondere alla necessità cinese di avere tutto a portata di mano in un’unica app, con l’obiettivo di far diventare la schermata di accensione degli smartphone direttamente quella di WeChat anziché Android o iOS.

Il dinamismo creativo e la capacità imprenditoriale di sfruttare in maniera innovativa elementi della tradizione in chiave moderna, uniti all’immensa mole di dati che così si è in grado di processare, sono la vera arma decisiva dell’innovazione digitale, arma che nessuno saprà sfruttare meglio del Presidente Xi Jinping.

Paolo Palladino

1 Liu L., 10 things you didn’t know about Tencent CEO Pony Ma, in “Style”, 31 Agosto 2018. URL: https://www.scmp.com/magazines/style/people-events/article/2162245/10-things-you-didnt-know-about-tencent-ceo-pony-ma

2 Pieranni S., Red mirror. Il nostro futuro si scrive in Cina, Bari-Roma, Editori Laterza, 2020, pp. 14-15-16-17

3 Ivi, pp. 3-4

4 Ivi, p. 5

5 Hongbao, la tradizione entra nel terzo millennio, in “Essere digitali”, 16 Marzo 2017. URL: https://blog.bhuman.it/hongbao-la-tradizione-entra-nel-terzo-millennio-ae0cd9ff4258

6 Brennan M., WeChat red packets data report of 2018 New Year eve, 18 Febbraio 2018. URL: https://chinachannel.co/2018-wechat-red-packets-data-report-new-year-eve/

7 Pieranni S., Red mirror. Il nostro futuro si scrive in Cina, Bari-Roma, Editori Laterza, 2020, p. 10

GAFAM vs. BAT

Nel mondo occidentale, l’acronimo GAFAM è ormai piuttosto noto: si tratta di Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft, i cinque colossi dell’industria digitale, giganti capaci in alcuni casi di raggiungere lo stratosferico valore di mille miliardi di dollari.1

Non sono invece in molti a conoscere la risposta cinese ai colossi della Silicon Valley: sintetizzati nell’acronimo BAT, Baidu, Alibaba e Tencent sono i principali competitor rispettivamente di Google (Baidu è il principale motore di ricerca in Cina), di Amazon (Alibaba opera nel settore dell’e-commerce ed è il maggior avversario a livello globale del colosso di Jeff Bezos) e di Facebook (Tencent è l’azienda che ha sviluppato WeChat, di cui parleremo in maniera più approfondita più avanti).2

Il doppelgänger cinese di Apple può essere invece facilmente rintracciato in Huawei, che dopo un lungo tira e molla con l’azienda di Cupertino (dopo lo storico sorpasso di Huawei nelle vendite di smartphone alla fine del 2018 era avvenuto il controsorpasso di Apple al terzo quarto del 2019) sembra essersi stabilizzata la predominanza cinese, che non solo dall’inizio del 2020 è nuovamente sopra Apple, ma che grazie a una crescita costante negli ultimi due trimestri è riuscita per la prima volta a superare le vendite di Samsung, attestandosi come primo fornitore di smartphone al mondo grazie al controllo del 20,2% dell’intero mercato.3

La potenza di fuoco di queste aziende è tale da mettere a repentaglio la sovranità statale? Nel giugno 2019 Mark Zuckerberg lanciò ufficialmente il progetto Libra4, la criptovauta che nelle sue intenzioni avrebbe reso “facile spedire denaro a qualcuno quanto mandargli una foto”,5 come da lui stesso dichiarato il 30 Aprile dello stesso anno al F8, la conferenza annuale di Facebook.6 Scelta fortemente osteggiata dalle autorità finanziarie a causa dell’alto grado di interferenza con le banche centrali che avrebbe potuto avere un sistema finanziario globale che prevedesse costi di gestione assenti, finanche ad arrivare alla mancanza di necessità di possedere un contro corrente.7 La Libra Association ha così lanciato un White Paper, in cui si afferma di aver lavorato “per determinare il modo migliore di sposare la tecnologia blockchain con quadri normativi accettati. Il nostro obiettivo è che il sistema di pagamento di Libra si integri senza problemi con le politiche monetarie e macroprudenziali locali e integri le valute esistenti consentendo nuove funzionalità, riducendo drasticamente i costi promuovendo l’inclusione finanziaria.”8

Se negli Stati Uniti sembra essere stata arginata l’espansione della valuta di Zuckerberg, non è affatto certo che altrove sarà così. Scrivono Francesca e Luca Balestrieri:

“Dopo che Facebook avrà offerto ai suoi 2,2 miliardi di utenti una criptovaluta proprietaria, passerà davvero poco tempo prima che una simile mossa non sia imitata da altre piattaforme globali, in primo luogo da quelle maggiormente impegnate nell’e-commerce come Amazon. […] Negli Stati Uniti la Federal Reserve e il dipartimento del Tesoro sapranno certo disciplinare le nuove criptovalute regolandone l’uso senza indebolire il governo del dollaro; ma quali possibilità avrà la banca centrale del Mali o quella del Kenia di evitare che la moneta di Zuckerberg soppianti la valuta locale nelle transazioni quotidiane? E poiché Facebook l’ancorerà a un cambio stabile, nelle economie più fragili sarà vista come un’opportunità rispetto all’inflazione.”9

Zuckerberg ha però solo seguito il percorso tracciato dalla Cina anni prima. Fin dal 2004, quando fu lanciata da Ant Financial Services Group, filiale di Alibaba, Alipay si è affermata come uno dei servizi di digital payment più diffusi in Cina. Grazie ad Alipay è infatti “possibile effettuare pagamenti mobile ed O2O lasciando comodamente a casa il proprio portafoglio. L’utente può infatti collegare il suo conto bancario all’applicazione, ovvero ad un wallet digitale in cui è possibile gestire i propri fondi, traferire soldi ad altri utenti, fare investimenti, ottenere prestiti, pagare una serie di servizi e molto altro”10, proprio come con WeChat Pay, che per Simone Pieranni è stato artefice di una vera e propria rivoluzione:

“A un certo punto fu possibile collegare il proprio account a un conto bancario cinese […] e finalmente poter comprare qualsiasi cosa con lo smartphone. Da quel giorno anche il portafoglio diventò inutile. Non serviva a niente. Anche le carte di credito, per chi le possedeva, divennero inutili. WeChat lanciò la sfida ai cinesi su due concetti – il tempo e la velocità – trasformando una società clamorosamente dipendente da carta, timbri, passaggi burocratici in una società improvvisamente cashless e senza più la necessità di stampare e timbrare qualsiasi cosa.”11

Insomma la Cina si sta dimostrando sempre di più, anche per i pagamenti, dipendente dalle proprie grandi aziende tecnologiche. L’occidente delle grandi imprese guarda con ammirazione: lo scontro si combatte anche imitando il nemico.

Paolo Palladino

1 Deragni P., Come ha fatto Apple a diventare un colosso da mille miliardi, in “Wired.it”, 3 Agosto 2018. URL: https://www.wired.it/economia/finanza/2018/08/03/apple-mille-miliardi/

2 Signorelli A. D., Chi sono i Bat, i tre campioni high-tech della Cina, in “Wired.it”, 4 Febbraio 2019. URL: https://www.wired.it/economia/business/2019/02/04/baidu-alibaba-tencent-cina-bat/?refresh_ce=

3 Chau M., Reith R., Smartphone Market Shere. Vendor Data Overview, in “IDC”, 22 Giugno 2020. URL: https://www.idc.com/promo/smartphone-market-share/vendor

4 Bottazzini P., Come funziona e come è nata Libra, la criptovaluta targata Facebook, in “Forbes” ,18 Giugno 2019. URL: https://forbes.it/2019/06/18/come-funziona-e-come-e-nata-libra-la-criptovaluta-targata-facebook/

5 Jalan T., Whatsapp at Facebook F8: “Sending money should be as easy as sending photos – Mark Zuckerberg, in “Medianama”, 2 Maggio 2019. URL: https://www.medianama.com/2019/05/223-whatsapp-at-facebook-f8-sending-money-should-be-as-easy-as-sending-photos-mark-zuckerberg/

6 Day 1 of F8 2019: Building New Products and Features for a Privacy-Focused Social Platform, in “Facebook”, 30 Aprile 2019. URL: https://about.fb.com/news/2019/04/f8-2019-day-1/

7 Libra 2.0, la criptovaluta di Facebook cambia strategia, in “Forbes”, 18 Aprile 2020. URL: https://forbes.it/2020/04/18/libra-la-criptovaluta-di-facebook-cambia-strategia/

8 Welcome to the official libra White Paper, in “Libra”. URL: https://libra.org/en-US/white-paper/

9 Balestrieri F., Balestrieri L., Guerra digitale. Il 5G e lo scontro tra Stati Uniti e Cina per il dominio tecnologico, Roma, Luiss University Press, 2019, p. 13

10 Bonaccorso E., Cos’è Alipay: statistiche e funzioni, in “ValueChina”, 4 Ottobre 2019. URL: https://valuechina.net/2019/10/04/alipay-statistiche-e-funzioni-settembre-2019/

11 Pieranni S., Red mirror. Il nostro futuro si scrive in Cina, Bari-Roma, Editori Laterza, 2020, p. 10