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A tu per tu

Tutti dicono che sei forte e capace
ma io non capisco,
sciocchi speranzosi.
Io solo conosco il dolore
sotto quegli occhi ardenti di brace. 

Io non ti conosco
e non ti voglio vedere,
édere
davanti agli occhi mi farò crescere,
così quando mi chiederai di guardarti
ti dirò che non posso,
sono impossibilitata
giustificata.
Ma in realtà sono nel fosso,
codarda, nascosta.
E dal dolore riderai
nel renderti conto che non ti amo.
E siamo fermi
L’uno davanti all’altro,
pazientiamo. 

Lo sai che provo tenerezza per te,
per quello che ti è successo.
Ma quello che non ti ho detto
è che anche questo sentimento
porta con sé del giudizio.
Non ti mento,
ti vedo piccola e indifesa,
spesso in bilico su un possibile precipizio,
e invece di ringraziarti,
ti guardo con pena.
Non so dire altro che “Poverella!”.
Tu sulla tua altalena.
Io vado avanti con la mia cantilena.
Vivo ad un passo dal tuo corpo
e alle tue azioni lancio occhiate di disprezzo.
Sono a poco dall’accoglimento,
eppure, scelgo il ribrezzo.
Condanno i tuoi pensieri,
perché ne ho paura.
È questo il segreto che ti confesso.
Atto di abiura.
Che forse sei tu
che per me puoi provare compassione.
E perdonarmi.
Accorciamo questa scissione.

Giorgia Andenna

Tenerezza

Tenerezza era la mia mano
che, per tutte le volte che perdevi il fiato
si posava sulla tua pancia e guidava
il tuo respiro.
Mi stendevo accanto a te e fissavamo la parete bianca,
non ti avrei mai lasciato lì.
Tenerezza era il mio aspettare che
le tue fitte allo stomaco passassero,
che la corda alla quale eri legato
non ti ritirasse sempre contro il muro.
Tenerezza era stare in mezzo ai discorsi di una vita, di un’infanzia
e non aver paura, sentirsi nel posto giusto al momento giusto
e vedere l’uomo che eri divenuto.
Tenerezza era un mio strapparti un sorriso.
Tenerezza era il mio desiderio di salvaguardarti
da quei momenti in cui volevi buttarti un po’ via.
Tenerezza era guardarti con gli occhi pieni di luce, sempre.
Era la mia vicinanza incondizionata.
Tenerezza era la tua mano sui miei occhi,
la tua testa sulle mie ginocchia,
tu che mi chiedevi di dormire insieme
e leggevi accanto a me.
Tenerezza eri tu che mi guardavi e sorridevi,
tu che scherzavi con me senza il dubbio velato negli occhi, senza riserve.
Eri tu che passeggiavi accanto a me.
Tenerezza era costruire un modellino insieme.
Tenerezza non mi fu mai sforzo.
Mai la legai alla meritocrazia,
mai combattei per donartela.
Tenerezza è un gesto d’amore disinteressato,
è affetto disincantato al di là delle proprie capacità,
al di là delle proprie buone riuscite. 

Giorgia Andenna