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Un giorno piovoso a New York per ritornare in sala

Per i nuovi film di Woody Allen c’è speranza: dopo la rottura degli accordi tra il regista e Amazon, i lavori avviati con la casa di produzione spagnola Mediapro per i prossimi progetti, il regista newyorchese potrà vedere il suo ultimo lavoro completo in sala.

#Metoo e Time’s Up avevano creato il clima e le pressioni perfette per far saltare la distribuzione di A Rainy Day in New York, che Allen aveva girato (con la sua solita velocità) tra il settembre e l’ottobre del 2017. Timothée Chalamet, Rebecca Hall e Selena Gomez, tutti presenti nel cast del film, non hanno tardato a prendere le distanze dal regista (a riprese concluse) e destinare i loro salari a Time’s Up.

Solo Jude Law ha espresso il suo rammarico per la cancellazione del film sul New York Times. Lontani dal polverone americano, sono gli europei a venire in soccorso del film.

Il 22 gennaio 2019 i critici italiani sono entrati nel dibattito per promuovere la diffusione del film e la libertà d’espressione del regista. L’Appello per un cinema libero firmato tra gli altri da Paolo Mereghetti, Roberto Silvestri e Fulvia Caprara (che ha ribadito la propria posizione su La Stampa) è stato accompagnato dall’articolo di Pierluigi Battista sul Corriere.

I francesi, con la Mars Distribution, hanno subito puntato all’uscita in sala dell’ultimo progetto di Allen anche prima che Amazon, questo 20 maggio, desse ad Allen i diritti di distribuzione negli USA. In Italia, A Rainy Day in New York verrà distribuito da Lucky Red il 3 Ottobre.

Il film, che vede nel reparto tecnico Vittorio Storaro alla fotografia ed il fidato alleniano Santo Loquasto alla scenografia, parla di Shannon (Elle Fanning) e Rolly (Chalamet), arrivati nella Grande Mela e travolti dal maltempo e da imprevisti di carriera come di cuore.

Una giovane coppia che si scontra con New York e le sue distrazioni: potremmo non essere lontani, sulla carta, dalla coppia Mastronardi-Tiberi di To Rome with Love, a sua volta ripresa da Lo sceicco bianco di Fellini. Toccherà però aspettare ottobre per avere un’idea chiara del risultato.

Godiamoci pertanto quest’ultimo Allen prima di vedere le sue prossime opere girate in Spagna.

Antonio Canzoniere

Midnight in Paris

Nel periodo “turistico” di Allen i temi preferiti dal regista sembrano rimpicciolirsi, farsi da esportazione, con esiti non sempre felici. To Rome with love (2012) è il punto più basso di questa fase europea non già per i contenuti ma per la struttura disomogenea, la disarmonia, la bellezza della città ritratta che appare ad intermittenza, mal sfruttata, in una trama sgraziata.

Ci può essere il sospetto della cartolina nell’ultimo Allen ma non si può negare che sia riuscito a dare levità, respiro e leggerezza a certe opere figlie di felici combinazioni. L’atmosfera dorata di Parigi aveva già incantato il regista newyorchese: esempio luminoso ne è Tutti dicono I love you (1996).

Proprio come i protagonisti di quel musical frizzante, il Gil (Owen Wilson) di Midnight in Paris (2011) vuole immergersi nello spirito della città. Idealista, sognatore, incastrato in un fidanzamento che gli sta stretto, trova per le strade della capitale francese il modo per tornare nei mitici anni ‘20 che idolatra.

Non è diverso, nel suo entusiasmo e nella sua timidezza, da un bambino in un’attrazione al parco giochi. Gertrude Stein (Kathy Bates) fa critiche accorate al suo romanzo; Hemingway (Tom Hardy) gli dà consigli d’amore e di vita; Picasso, la coppia Fitzgerald e Buñuel fanno capolino con i propri siparietti. Il protagonista arriva pure a suggerire a quest’ultimo l’idea de L’Angelo Sterminatore (1960).

L’amore ideale arriva con la figura di Adriana (Marion Cotillard), modella e groupie ante litteram che gli fa battere il cuore, sognatrice che non accetta a sua volta la propria realtà e sceglie la Belle époque.

Bella trovata quella di innestare il sogno nel sogno, non certo estranea alla Cotillard e ai fan di Nolan per via di Inception (2010). L’idealismo romantico è interamente alleniano, alleggerito dai caratteri di contorno che arrivano con cinismo e lucidità a far tornare Gil coi piedi per terra. Come fiancée Allen sceglie accuratamente la duttile Rachel McAdams nel ruolo della borghese Inés ma di certo cade quando mostra Carla Bruni come guida museale.

Le debolezze in sceneggiatura sono soppiantate dal mestiere del regista, soprattutto quando si affida ai colori di Darius Khondji che fa predominare l’accostamento del verde e del giallo, in un’atmosfera soffusa. La cornice vale più del quadro, in Midnight in Paris. Non si trova il calore e la sottigliezza leggera di Vicky Cristina Barcelona né la profondità, a volte letteraria, dei film londinesi. Conta solo che sia frizzante come lo spumante, toccante nei momenti intimi, delicato e musicale come quei suoi movimenti minimali di camera.

Antonio Canzoniere

Woody: tra Amazon e la Spagna

Ci ricordiamo bene della Barcellona sotto le luci di Javier Aguirresarobe, l’arancio ed il verde caldissimi che abbracciavano la capitale catalana, il corpo della Johansson, la frenesia della pittrice Maria Elèna (Penelope Cruz).

Alla regia stava Woody Allen, già nel 2008 attratto dalla penisola iberica, tanto da ambientarvi Vicky Cristina Barcelona. Film sensuale, piacevole, delicato che riprendeva un tema amatissimo dalla cultura americana: il rapporto tra la sensibilità statunitense e l’Europa in termini di luce-ombra, semplice-complesso, dovere-libertà.

Ripensando a questo tracciato narrativo ed ideologico che aveva fatto la fortuna di Henry James e James Ivory, Allen aveva prodotto uno dei suoi film più fortunati al botteghino.

L’asse Francia-Italia-Spagna guarda con occhio benevolo al regista: non è un caso che proprio dalla spagnola Mediapro sia arrivata l’offerta di poter girare i suoi prossimi progetti nelle città basche di San Sebastian e Guypuzcoa.

Il suo ultimo film, A Rainy Day in New York, è stato recentemente scartato tra i progetti da distribuire dagli Amazon Studios, che hanno deciso di scindere anzitempo il contratto con il regista. Per il cast la scelta di Allen s’era indirizzata su Jude Law, Selena Gomez, Elle Fanning, Rebecca Hall, già presa per Vicky Cristina Barcelona.

Allen, legatosi ad Amazon per la produzione e la distribuzione di quattro suoi progetti, ha risposto facendo causa per 68 milioni di dollari, dovuti per inadempimento contrattuale, il 7 febbraio. Gli studi hanno risposto difendendo la legittimità della rottura degli accordi.

Il tempismo di questa scissione la mostra in perfetta sincronia con il movimento #MeToo e la riemersione delle accuse di Dylan Farrow. Tra i sostenitori del regista si potranno trovare Jude Law, protagonista di A Rainy Day in New York ed il premio Oscar Javier Bardem, che lo ha difeso durante una masterclass a Lione. Altro discorso va fatto per Timothee Chalamet, Colin Firth, la Gomez e Rebecca Hall, che hanno affermato di pentirsi dall’aver lavorato con Allen.

Fortuna, per il regista, che la Mediapro sia stata solerte ad offrirgli appoggio finanziario, difendendo la relazione professionale che da 10 anni intercorre tra la produzione e Allen.

Sarà pertanto in terra iberica che il regista newyorchese potrà sviluppare i suoi prossimi progetti, adesso in stato embrionale, secondo quanto affermato dal produttore Jaume Roures.

Antonio Canzoniere

Il vecchio, la bella e la città

Woody Allen fece ritorno a New York nel 2009 dopo la parentesi europea, dimostrando quanto l’aria di casa gli facesse bene. Tornava per girare o meglio scongelare dopo 30 anni e passa il film Basta che funzioni, in origine destinato all’attore Zero Mostel (1915-1977). Al posto di quel protagonista strappatogli al tempo di Io e Annie (1977) mise Larry David, attore ebreo dai grandi tempi comici, protagonista della serie Curb Your Enthusiasm.

L’atmosfera newyorchese riappare prepotente nel film e si fa quasi agente nella trasformazione dei personaggi: tutti trovano nella Grande Mela le risposte alle loro domande, la chiarezza che mancava quando erano assoggettati al loro ambiente originario. Continua a leggere